Il Treno della Grazia: palestra di felicità!
di Francesca Mussati
Scrivere qualcosa sul Treno della Grazia non è un compito semplice, perché si rischia di esprimersi in modo riduttivo e banale. La paura è quella di non riuscire a comunicare tutto ciò che questo pellegrinaggio rappresenta per chi sale su quel treno; e la paura è più che fondata perché non si può descrivere a parole quanto si vive a Loreto durante quello che noi amici chiamiamo TDG (Treno della Grazia).
Lavventura del Treno comincia già con il viaggio che prende il via dalla stazione di Parma e percorre veloce la nostra regione, facendo tappa in tutte le principali stazioni per caricare centinaia e centinaia di bambini, genitori, ragazzi, giovani e personale di servizio. Arrivati a Loreto il nostro pellegrinaggio entra subito nel vivo, i ritmi sono altissimi, ma tutto è rigorosamente a misura di bambino! Proprio per questo in ogni momento del giorno la piazza che ci accoglie con tanto calore è sempre inondata dallallegria, dalla gioia, dai canti e da mille giochi e balli. Il primo saluto va naturalmente a Maria, che ci accoglie sempre nella sua Santa Casa, ci aspetta ogni anno donandoci la stessa Grazia, la stessa voglia di vivere intensamente questi giorni che trascorriamo insieme.
Nellultima edizione i partecipanti, fra bambini, ragazzi, famiglie, barellieri e sorelle dellUNITALSI, animatori ACR e sacerdoti erano più di 800, un numero davvero straordinario, una vera abbondanza di Grazia.
Il pellegrinaggio, come da tradizione, si articola alternando momenti di gioco a momenti di preghiera e riflessione. A fare da scenografia al nostro viaggio è sempre un tema conduttore, una storia scritta da amici che partecipano al treno e che ci accompagna, come filo rosso, durante la nostra permanenza. Nella prossima edizione, che si terrà dal 17 al 20 giugno 2010, il tema che ci accompagnerà sarà quello della famiglia, come luogo damore. Il tema non è certo semplice, ma tutto nei giorni di permanenza a Loreto parla di questo: i bambini che giocano insieme, provando a non escludersi; i genitori che si confrontano con altri, che scambiano la loro esperienza, che pregano insieme; i ragazzi adolescenti che si mettono in gioco, che aiutano nei servizi più faticosi, che riflettono sulla diversità e smontano alcune delle loro certezze; giovani e adulti che si mettono al servizio dellaltro, con umiltà e dolcezza: tutto questo credo parli più di mille storie. E credo anche che sia un segno di come si possa vivere la nostra diversità, il nostro essere unici con le nostre ricchezze e le nostre fragilità. Il TDG ogni anno minsegna questo: che ciascuno di noi, in carrozzina o no, che possa parlare o no, che ci veda o no, è unico e ha la responsabilità enorme di mettere questa sua unicità davanti a tutti, di offrirla e far sì che tutti la possano offrire.
E importante ricordarci che al centro del nostro pellegrinaggio ci sono i bambini, in modo speciale i nostri amici diversabili e le loro famiglie: il TDG ha come fulcro e base lattenzione e laccettazione della diversità, condizione che tutti noi sperimentiamo in modi differenti.
Ogni momento che viviamo a Loreto, dalle celebrazioni ai giochi, dalle riflessioni alla festa finale esprime enormemente meglio di quanto si può fare a parole la sovrabbondanza di Grazia che riempie il nostro TDG.
Il Treno della Grazia non è solo un pellegrinaggio campo scuola, non è solo unesperienza di servizio allaltro, non è unicamente un insieme di famiglie e amici, è anche e soprattutto una palestra in cui sperimentiamo la felicità e ci alleniamo a viverla e portarla nella nostra quotidianità, nelle nostre città, nel nostro gruppo damici, nella nostra famiglia.